NEWS
Home / NEWS / Crac Ifil, scritture contabili inattendibili, incomplete e inesistenti ma per i giudici non può fallire. Ecco perchè

Crac Ifil, scritture contabili inattendibili, incomplete e inesistenti ma per i giudici non può fallire. Ecco perchè

Il pastificio Amato ha chiuso battenti in men che non si dica. Sette mesi per dichiararne il fallimento e per cercare di salvare i livelli occupazionali (26 rispetto ai 146 originari). Il pastificio Amato ha rappresentato un pezzo importante della storia di Salerno.

La Ifil, invece, la società di Mario Del Mese (indagato per evasione fiscale, appropriazione indebita e corruzione dopo il patteggiamento per il crac Amato), è una società giovane, costituita nel 2008, senza alcun dipendente (eccetto una segretaria) e senza nessuna storia. Eppure il Tribunale fallimentare di Salerno ha rigettato (ben) due richieste di fallimento avanzate dalla procura, mentre la Corte d’Appello continua a rinviare le udienze e a non decidere. Perchè? Perchè se la Ifil fosse dichiarata fallita, Mario Del Mese rischierebbe una seconda condanna che, aggiunta al patteggiamento, lo farebbero ritornare ai tempi bui del blitz Amato.

Il giudice che ha salvato per due volte la Ifil è Giorgio Jachia, lo stesso che i lavoratori Amato imploravano di salvare l’azienda poi fallita. Jachia di fronte ai numeri della procura non ha dubbi: per il magistrato la legge fallimentare non coinvolge la Ifil. Nel primo decreto di rigetto scrive: “Ci troviamo di fronte ad un solo creditore sociale, l’erario, il quale non è ancora insorto per richiedere le proprie spettanze“.

La relazione del custode giudiziario Antonio De Lucia registra un debito nei confronti dello Stato di quasi 161.000 euro che, sommato a quelli verso i debitori, sfiora i 180.000 euro. Il custode giudiziario scrive anche che le scritture contabili rinvenute nella sede della società sono “inattendibili, incomplete e inesistenti” e che non si comprende l’origine di molti crediti nè si riesce a tracciare un quadro delle “uscite” di denaro”.

Ma anche su questo punto, il giudice ha un’opinione diversa. Jachia punta tutto sui 178.000 euro che la Ifil dovrebbe ancora incassare dall’Amato Re. L’immobiliare della famiglia dei pastai è stata travolta dal crac del pastificio ed è lo stesso curatore Enrico Lanzara a dichiarare alla finanza che la società non è in grado di restituire l’intera somma. Al limite la ditta di Del Mese potrebbe incassare scarsi 40.000 euro. Quindi, scrive Jachia nel primo decreto del 19 dicembre 2012, il pubblico ministero “non ha potuto provare che il passivo sia certamente superiore all’attivo” e dunque la Ifil è salva.

E si salva anche Mario Del Mese dall’accusa di bancarotta fraudolenta. La seconda, qualora la giustizia decida di decidere. Nel bene e nel male.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

Lascia un Commento