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Vincenzo De Luca
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Caso Mastursi, Vincenzo De Luca indagato per concussione. Sapeva da tempo ma ha taciuto

La trattativa “salva De Luca” ha origini lontane, ma non troppo.

Il governatore della Campania, indagato per concussione per induzione dopo essere stato “ricattato” senza denunciare, già il 29 ottobre scorso, tramite il suo difensore Paolo Carbone, ha inviato ai magistrati di Roma la richiesta di essere ascoltato “nella prospettiva di un chiarimento della sua posizione e della sua completa estraneità rispetto ai fatti per cui si procede“.

Dieci giorni prima, il suo capo staff Carmelo “Nello” Mastursi, subiva la perquisizione della squadra mobile di Napoli nella propria abitazione e nel suo ufficio di Salerno.

Vincenzo De Luca, dunque, sapeva dell’inchiesta già da tempo. Ma, in qualità di chi, conosceva i fatti: come indagato o come parte lesa/persona informata sui fatti?

Nel capo di imputazione che la Procura di Roma contesta ai sette indagati (De Luca compreso), i magistrati ricostruiscono ruoli e vicende.

La protagonista è il giudice Anna Scognamiglio, relatrice nella fase di merito del ricorso intentato da Vincenzo De Luca sulla sospensione degli effetti della Severino. Il magistrato “abusando della sua qualità e dei suoi poteri decisionali nella suddetta controversia giudiziaria, in concorso con il coniuge Manna Guglielmo e con gli intermediari Pozziello Giorgio e Brancaccio Gianfranco“, avrebbe minacciato il governatore sub judice.

Il tramite della minaccia sarebbe stato Giuseppe Vetrano, ex coordinatore delle liste a sostegno di De Luca, insieme al suo fidato Carmelo “Nello” Mastursi, macchina organizzatrice di tutte le campagne elettorali dell’ex sindaco di Salerno e capo staff alla Regione.

La minaccia sarebbe consistita in “una decisione a lui (De Luca, ndr) sfavorevole da parte del Tribunale – condizionata ovviamente dalla posizione della Scognamiglio come giudice relatore – con conseguente perdita della carica ricoperta“.

E per scongiurare ciò, la contropartita richiesta sarebbe stata “la nomina ad una importante carica dirigenziale nella sanità campana” a favore del marito del magistrato.

Condotta – scrivono i pm romanireiterata in occasione dell’udienza tenutasi presso il Tribunale di Napoli in data 11 settembre 2015” sulla sospensione decretata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri dopo la condanna di De Luca per abuso d’ufficio.

Dunque, chi avrebbe minacciato materialmente il De Luca parte offesa? Il suo braccio destro, punto di riferimento elettorale da una vita, Nello Mastursi e il suo coordinatore delle liste Giuseppe Vetrano?

Se lo sostengono i pubblici ministeri di Roma, avremmo di fronte un Vincenzo De Luca molto diverso dall’immagine di sindaco-sceriffo che ha dato di sè. Ci troveremmo di fronte ad un uomo che ha perso quel pugno duro tipico del battitore libero che non ha paura di andare contro il suo stesso partito.

Le indagini sono ancora in corso e anche il ruolo di De Luca, nella duplice veste di indagato-parte lesa è tutto ancora da chiarire.

Quello che emerge a scandalo scoppiato, è che la protagonista si è smarcata dal marito e ha lasciato un posto vuoto nel collegio del Tribunale civile di Napoli che, il 20 novembre prossimo, dovrà decidere nel merito sulla “sospensione della sospensione” dettata dalla Legge Severino.

La Scognamiglio, su cui anche il Csm ha aperto un procedimento (disciplinare, ovviamente), dovrà essere sostituita.

Ci penserà Ettore Ferrara, presidente del Tribunale di Napoli, già presidente del Tribunale di Salerno per molti anni.

Corsi e ricorsi storici, Salerno caput mundi.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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