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Luigi de Magistris
Luigi de Magistris

Caso Why Not, assolti i magistrati di Catanzaro “anti-de Magistris”

Il caso Why Not, forse poi, non era tanto un “caso” se, al Tribunale di Salerno, tutto è finito con un’assoluzione. E l’ex pm di Catanzaro, ora sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, costituitosi parte civile nel processo contro i suoi ex colleghi di Catanzaro, viene smentito dall’epilogo finale.

Tutti assolti i protagonisti “cattivi” di questa storia giudiziaria che, nel 2008, vide due Procure – quella di Salerno e quella di Catanzaro – una contro l’altra, con strascichi giudiziari e personali di cui qualcuno ancora porta addosso i segni.

Per Dolcino Falvi, ex procuratore generale facente funzioni a Catanzaro, e l’avvocato Pierpaolo Greco sono stati i due sostituti di Salerno, Maria Chiara Minerva e Rocco Alfano, a chiedere l’assoluzione.

Per l’ex procuratore aggiunto Salvatore Murone e l’ex deputato Giancarlo Pittelli, le richieste di condanna a 3 anni sono state ribaltate da una sentenza favorevole. Idem per l’imprenditore Antonio Saladino e l’ex sottosegretario alle Attività Produttive, Giuseppe Galati: i due anni e sei mesi di richiesta si sono trasformati in assoluzione.

Il processo sull’avocazione delle indagini all’ex pm de Magistris, che stava scavando su presunti collegamenti illeciti tra la politica e la Compagnia delle Opere di Saladino, arrivando a toccare e intercettare Romano Prodi e Clemente Mastella, nacque dalle 66 audizioni che de Magistris fece a Salerno nella stanza dell’allora sostituto procuratore Gabriella Nuzzi, coadiuvata dal collega Dionigio Verasani.

Da quelle testimonianze venne fuori una richiesta di rinvio a giudizio per dieci magistrati calabresi, imprenditori e parlamentari. Tredici erano i capi di imputazione originari, che poi, durante il passaggio dalla richiesta di rinvio a giudizio all’udienza preliminare, ne rimasero tre: tutte legate alle avocazioni di Why Not e Poseidone.

Ma fu Salerno, con i suoi magistrati, a pagare il prezzo più alto. Dopo il blitz dei salernitani a Catanzaro per acquisire gli atti di Why Not e la guerra che si scatenò tra le Procure, l’ex procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, fu sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. Ora fa l’avvocato.

I pm Nuzzi e Verasani, invece, furono trasferiti dal Csm rispettivamente a Latina e Cassino, col divieto di esercitare le funzioni inquirenti, ma solo giudicanti.

E queste sono le punizioni che restano con la fine del caso Why Not e di quel presunto complotto denunciato da de Magistris, evaporato con una sentenza di assoluzione.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

 

 

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