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Carlo e Roberto De Luca al comitato elettorale di Vincenzo De Luca
Carlo e Roberto De Luca al comitato elettorale di Vincenzo De Luca

Crac Fonditori Salerno, il consulente della Procura è il socio di Roberto De Luca

E anche nel crac Fonditori Salerno spunta un nome vicino ai De Luca che lavora per la giustizia.

I consulenti scelti dalla Procura di Salerno per spulciare nei conti della società fallita sono due. Uno si chiama Alfonso Baviera. L’altro risponde al nome di Carlo De Luca, che non fa parte della famiglia del governatore della Campania Vincenzo, ma con Roberto l’assessore condivide la creazione (2009) e la gestione della Core Business, la società di consulenza “per far crescere la tua impresa“: è scritto così nel sito web delle nuove generazioni fatte dai figli d’arte e dagli amici dei figli d’arte.

In passato fu un altro deluchiano a mettere a disposizione della magistratura la sua professionalità: Ivan Meta, presidente di Salerno patrimonio, fu nominato curatore fallimentare del crac Ifil, che vede indagato Piero De Luca. Il pm Vincenzo Senatore se ne accorse e sollevò i suoi dubbi al Tribunale Fallimentare: Ivan Meta si dimise dall’incarico.

A ben guardare nelle carte investigative ci si accorge che alcuni indagati per il crac Fonditori Salerno appartengono alla vecchia guardia, quella tradizionale che dura venti anni, domina le società partecipate di Salerno e si impegna a nutrire il seme della lunga dinastia.

In primis, Pellegrino Barbato, amministratore unico di Salerno Pulita (riconfermato lo scorso anno) nonchè ex rappresentante legale della Produfond (le cui quote sono intestate alla Fiduciaria Mps) e fratello dell’ex dirigente all’Urbanistica del Comune di Salerno, ufficio dove sono nati i progetti del Crescent e di piazza della Libertà.

C’è anche Giuseppe Raimo, figlio di Gianvincenzo che fa il direttore amministrativo di Salerno Sistemi (inglobata dalla Holding Salerno Energia), ma che frattanto non disdegnava un contratto di collaborazione da 70mila euro all’anno con la Fonditori Salerno che presiedeva suo figlio Giuseppe.

Nel 2010, Barbato (consulente della Fonditori) stilava un piano di risanamento della società da sottoporre alle banche. Per ottenerne l’approvazione, presentava delle note di credito da riscuotere presso le società “cartiere” del gruppo Langella che, secondo l’ad della municipalizzata, avrebbe fornito a Fonditori materiale difettoso e perciò rispedito al mittente.

Ottenuto l’approvazione e la garanzia di nuove linee di credito bancarie, c’avrebbe pensato poi Giuseppe Raimo, presidente del Cda di Fonditori, a deliberare l’impiego del danaro in altre operazioni commerciali di forniture che la Procura di Salerno ritiene fittizie e finalizzate alla “distrazione” delle somme che poi avrebbe portato al crac sentenziato nel 2014 dal Tribunale Fallimentare.

Chissà, forse l’unico problema è che Salerno è una città troppo piccola.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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