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De Luca sindaco: caso giuridico o politico?

De Luca sindaco: se la questione fosse prettamente giuridica, capirne i passaggi risulterebbe difficile a tanti. Se il caso invece fosse esclusivamente politico, sarebbe richiesto un minimo di delicatezza per svisceralo. Anche se poi il messaggio sarebbe chiarissimo.

La verità è che tutto ciò che ha a che fare con il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, non è mai univoco, perchè è lo stesso De Luca a presentarsi come la sintesi perfetta di paroloni difficili, come “sburocratizzazione“, e termini comuni come “imbecilli“.

Perdere la fascia tricolore per una condanna della magistratura penale per riconquistarla 4 giorni dopo grazie a un decreto di un giudice amministrativo è la prova di come la giustizia possa essere veloce quando vuole, ma è anche la testimonianza di come le leggi – anche quelle più discusse e travagliate, come la Severino – vengono varate apposta per non essere infallibili.

Il 21 gennaio Vincenzo De Luca viene condannato per abuso d’ufficio a un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici (pena sospesa). Al Comune di Salerno, il suo successore è stato già nominato quando il Prefetto vicario invia la comunicazione ufficiale della sospensione. Poi, dopo un week-end trascorso a infierire sui giudici, tanto da sollecitare l’Anm a convocare un’assemblea, il colpo di scena. Il presidente del Tar di Salerno, Amedeo Urbano, con un decreto, sospende il provvedimento della Prefettura e De Luca torna a fare il sindaco.

Con un ricorso di 24 pagine, presentato qualche ora prima della pronuncia, l’avvocato del sindaco, Antonio Brancaccio, convince il presidente Urbano e sposta di nuovo l’attenzione sulla presunta incostituzionalità della Legge Severino, che ha aiutato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e che vede già al lavoro la Corte Costituzionale nell’indifferenza totale di un Governo Renzi che ha messo in discussione tutto, tranne, chissà perchè, quella legge che porta il nome dell’ex Guardasigilli di Mario Monti.

Se la questione fosse solo giuridica, come ha sottolineato l’amministrativista Brancaccio, il provvedimento di sospensione del prefetto sarebbe illegittimo perchè si basa su un dispositivo, e non invece su una sentenza o una ordinanza o un decreto.

Sarebbe illegittimo perchè non è stato comunicato agli interessati l’avvio del procedimento, perchè non si fa menzione del reato di abuso d’ufficio da cui è dipesa la condanna (ma solo del peculato, che è stato escluso dai giudici penali) e perchè la Legge Severino sarebbe stata applicata per un ipotetico reato commesso 4 anni prima della sua entrata in vigore.

Il provvedimento di sospensione sarebbe illegittimo perchè violerebbe due articoli (i numeri 6 e 7) della Convezione Europea dei Diritti dell’Uomo, la stessa a cui si è appellato Berlusconi dopo la sentenza definitiva di condanna per i diritti tv Mediaset. Che poi, a ben guardare, la Convezione fa suo il Trattato di Lisbona per arrivare in realtà ai principi fondamentali della Costituzione Italiana: la presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato e l’irretroattività della legge penale.

Tutti paroloni, numeri, articoli, comma e brocardi latini per dire, nel ricorso, che sarebbe stata violata anche la sovranità popolare. “All’epoca delle elezioni – si legge – gli elettori salernitani che hanno espresso il loro voto a favore del ricorrente non erano a conoscenza di possibili limitazioni, quale quella intervenuta, perché la normativa vigente non ne prevedeva. Ciò che rileva, in maniera gravissima, è che il loro voto, liberamente espresso, è stato vulnerato nella portata degli effetti temporali, in difetto di una disciplina vigente al momento della sua estrinsecazione. E ciò non è consentito dalla Carta Costituzionale perché ha minato anche l’eguaglianza del voto medesimo”.

Quindi, alla fine, De Luca sarebbe stato vittima di un danno all’immagine (“Il danno alla funzione e all’immagine è devastante e si aggrava de die in diem”) e no potrebbe mai più recuperare la sua funzione da sindaco (“pregiudizio grave e irreparabile per le ragioni del ricorrente, ascrivibili all’irrecuperabilità del tempo di mancato esercizio della sua funzione di Sindaco di Salerno”).

Il presidente del Tar, Amedeo Urbano, che mastica di diritto, si è convinto e ha reintegrato il “sospeso”. Per chi ha meno dimestichezza con codici e cavilli, l’aspetto politico della vicenda può aiutare a semplificare il tutto. E il sunto è questo.

Le leggi, come la Severino, vengono rinnegate, attaccate e sconsacrate, per poi cadere nell’oblio più assoluto da parte di chi ha il potere di cambiarle e il dovere di ascoltare le istanze che vengono dai cittadini e, perchè no, anche dai sindaci.

Le leggi, come la Severino, che sembrano nascere per “fare pulizia nel sistema“, in realtà hanno limiti molto più morbidi dei paletti fissati all’origine. Perchè basta un semplice ricorso per vanificare un testo intero. Perchè basta una pronuncia di un giudice per mandare al tappeto il lavoro del legislatore. Perchè basta un decreto d’urgenza per cancellare l’effetto di una legge.

Perchè, possono essere varate tutte le leggi di questo mondo, ma ci sarà sempre un’altra legge che scredita la prima. E allora a che serve una legge se non ad essere facilmente elusa? E come si fa a chiedere il rispetto delle leggi se sono le leggi stesse a non sapersi far rispettare?

Questione giuridica. O politica. Qualunque cosa sia, è troppo complicata.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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