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De Luca con i figli Roberto e Piero
De Luca con i figli Roberto e Piero

Il “camorrismo giornalistico” secondo Vincenzo De Luca

Se cercava un po’ di visibilità nel panorama politico nazionale, con il suo “camorrismo giornalistico“, De Luca ha centrato l’obiettivo.

Stanco di inaugurare a Salerno marciapiedi, rotatorie, bagni pubblici e solarium sulla spiaggia (ceduto in pochi giorni), il governatore della Campania espugna la Rai e, con una trovata linguistica, colpisce la terza rete pubblica e i suoi programmi di inchiesta come Presa Diretta e Report.

Ci sono campagne di informazione che tendono a distruggere la vita di un essere umano – ha tuonato dal palco della festa di Scelta Civica a Salerno – distruggono famiglie sul nulla”. “Questo per me è camorrismo giornalistico – aggiunge -. Se viene un giornalista e mi intervista, e poi si spezzetta e ne escono 10 secondi, questo per me è camorrismo giornalistico”.

Marco Travaglio

Marco Travaglio

Cinque anni fa, scelse invece una manifestazione del Pd per dare a Marco Travaglio del “grandissimo sfessato” del “pipì“, dello “scorretto che parla in televisione dieci volte di cose che non capisce e su cui io non c’entro niente” e dell’imbecille, esprimendo il desiderio di incontrarlo “per strada al buio, qualche volta a Roma“. Era il 2010, correva per la carica di governatore della Campania, pur sapendo di avere i bassoliniani contro e un centrodestra più forte che si dimostrò vincente.

Nel 2010, De Luca era a processo per truffa e falso nella vicenda della delocalizzazione delle Manufatture Cotoniere Meridionali del suo amico Gianni Lettieri (da cui ne è uscito assolto) e per associazione a delinquere e concussione nel caso SeaPark (ancora non definito in primo grado). Attualmente, sull’ex sindaco pesano una condanna per abuso d’ufficio legata al termovalorizzatore di Salerno, un paio di inchieste per concussione e falso in atto pubblico (relative a piazza della Libertà) e un processo per la presunta lottizzazione abusiva del Crescent. Ma ciò che lo preoccupa di più è il presunto coinvolgimento del suo primogenito Piero in una storia di presunta bancarotta fraudolenta legata alla società fallita di Mario Del Mese.

Maurizio Lupi

Maurizio Lupi

Impegni giudiziari  a parte, tornato a Salerno a fare il sindaco, neanche la nomina di viceministro da parte dell’ex premier Enrico Letta, riuscì a sedare il sarcasmo pungente di De Luca che, a maggio 2013, non appena si trovò di fronte l’allora ministro Maurizio Lupi, colse l’occasione per discutere della realizzazione della metropolitana di Salerno, incassando dall’esponente del Ncd un secco “Salerno non è il Governo” e dal democrat il negato riconoscimento delle deleghe.

Furioso come non mai, quell’anno fece di Lupi il suo bersaglio preferito. Prima lo paragonò alla figlia di Fantozzi (“Io non sarò Brad Pitt – disse De Lucama lui sembra la figlia di Fantozzi“), poi gli diede del “pinguino” (Ahò a Lupi vuoi fare il pinguino con me? Ma io t’arroto“), ancora dell’imbecille e infine, al programma radiofonico La Zanzara, poco dopo la pronuncia dell’Antitrust sull’incompatibilità del doppio incarico sindaco-viceministro, lo accusò di gestire il Ministero come una “sua bottega privata“.

La sua ironia non sempre gli ha portato bene.

A maggio 2013, il giudice monocratico della VI sezione del Tribunale penale di Napoli Serena Corleto, ha condannato Vincenzo De Luca a pagare mille euro di multa per diffamazione nei confronti del direttore del Fatto Quotidiano.

L’ex ministro Lupi lo ha querelato dopo l’ultimo attacco ricevuto e, adesso, anche la Rai ha annunciato una probabile azione penale nei confronti del governatore della Campania e del suo “camorrismo giornalistico“.

A Salerno, invece, alla festa di Scelta Civica, la platea ha applaudito alla sua “battuta”. Nella città, dove da sindaco decaduto (dopo venti anni) resta pur sempre sindaco occulto, il suo umorismo è stato sempre apprezzato. Sia quando in più occasioni ha invitato la gente a comprare zeppole al posto dei giornali e sia quando ha definito i giornalisti una “categoria di lavoratori socialmente inutili“.

Era settembre 2013 e il sindaco, in odore di decadenza, sedeva al tavolo di presentazione delle operazioni di simulazione dell’esplosione del vulcano Marsili. L’allora commissario della Protezione civile Franco Gabrielli mostrò tutto il suo imbarazzo (e non fu il solo). Cercò anche di far ritornare il sindaco sui suoi passi, ma le risate fecero più rumore del tentativo andato a male.

Lo show di De Luca non ha mai conosciuto interruzioni, perfino quando è stato colpito dalla sospensione dettata dalla Legge Severino .”L’unico Severino che conosco è Mercato San Severino”, disse in campagna elettorale.

E, prima ancora, quando ha fatto passare la sua condanna come un reato linguistico: il mantra “Sono stato condannato per un reato linguistico” lo ribadì anche a Rai3 nel programma di Lucia Annunziata.

E così, tra nuove trovate linguistiche e reati linguistici, il governatore della Campania non smette mai di rispolverare la lingua italiana.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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