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Inchiesta Crescent, Salustro (Cogefer): “Avversione per la mia impresa e per la mia presenza sul territorio”

Il 9 gennaio 2012, in piena fase di indagini sul CrescentCorrado Salustro, amministratore della Cogefer e primo aggiudicatario dei lavori (prima della revoca da parte del Comune di Salerno e l’aggiudicazione all’Ati Rainone-Ritonnaro-Favellato), viene sentito – come persona informata sui fatti – dai carabinieri di Cento (Ferrara) su mandato della procura di Salerno. L’imprenditore ricostruisce l’iter che portò all’aggiudicazione della gara.

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Salustro consegna ai carabinieri copia dei verbali della commissione aggiudicatrice del Comune di Salerno, il ricorso al Tar e la successiva ordinanza dei magistrati amministrativi di Salerno che gli diedero ragione. Ricorda anche che il 14 settembre 2010, quando Salerno ricevette la visita del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, lui si recò negli uffici comunali per firmare la delibera che ristabiliva l’aggiudicazione dell’area di Santa Teresa a suo favore.

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Ricordo – spiega il costruttore – che in base a tale determina il Comune di Salerno non avrebbe dovuto contrapporsi in sede di contenzioso amministrativo alla Cogefer“. Poi, però, al ricorso in Consiglio di Stato presentato dall’Ati, il Comune di Salernosi accodò, schierandosi con l’Ati contro la Cogefer“. Da qui la sensazione del geometra di “un chiaro ed evidente segnale di avversione nei confronti della mia impresa e della mia eventuale presenza sul territorio in relazione ad un intervento edilizio di grande portata qual era ed è quello del Crescent“. La pronuncia – negativa per la Cogefer – di Palazzo Spada spinge l’imprenditore emiliano a chiedere la restituzione del deposito cauzionale: un milione e 175mila euro.

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La risposta del Comune di Salerno, Salustro la definisce “interessante” perchè “la somma, da un lato, risultava immediatamente prelevabile, dall’altro prelevabile a condizione che venisse ritirato il ricorso (di merito di fronte al Tar; ndr), a pena dell’incameramento della somma. Così – aggiunge il geometra – a marzo-aprile 2011 ho maturato la decisione di troncare qualsiasi rapporto con il Comune di Salerno“. Poi c’è il capitolo minacce e la telefonata anonima – “E’ lei Salustro, abita in via dei Tigli, ha due figli, ci tiene a rivederli? Non torni più a Salerno” – finita nell’avviso di conclusione indagini che vede indagati il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, assessori, funzionari comunali, i Rainone (padre e figlio) e i vertici di allora della Soprintendenza. Salustro non denunciò mai di aver ricevuto minacce. Perchè? Il costruttore risponde così: “Avevo in effetti messo in conto che lavorando in Campania un qualche interesse poteva essere suscitato in ambienti della criminalità organizzata“. Il geometra non riesce a collocare la data precisa in cui ricevette quella telefonata, ma ricorda con esattezza l’incontro con i carabinieri di Salerno che, dice, di aver contattato il 10 settembre 2010, dopo la decisione favorevole del Tar.

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L’incontro con il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Salerno avvenne il 14 settembre 2010 nei pressi di un distributore Agip di Salerno. “Ricordo – aggiunge – di aver esternato una generica preoccupazione in ordine al fatto che la mia presenza a Salerno poteva in qualche modo turbare eventuali equilibri nei rapporti tra amministrazione comunale e imprese locali“. Ma perchè un imprenditore di Cento ha partecipato ad un bando di Salerno? Legato da un’amicizia di vecchia data con Fabio Roversi Monaco (presidente della Cassa di Risparmio di Bologna e uno dei proprietari che si sono alternati nella società del Jolly Hotel), Salustro aveva sentito parlare del Crescent come un “affare estremamente vantaggioso“: per una spesa di 90 milioni, ne avrebbe potuti incassare fino a 200.

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© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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