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Inchiesta Crescent, spunta l’interrogatorio del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ai pm Valenti e Alfano

Il caso Crescent porta De Luca in Procura.

Il 17 maggio 2013, alle 15.30, il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, varca la soglia del Tribunale. In procura lo aspettano i pubblici ministeri Guglielmo Valenti e Rocco Alfano che stanno indagando sul Crescent. L’opera di Ricardo Bofill, all’epoca, non era stata ancora messa sotto sequestro, ma l’ex viceministro senza deleghe era stato iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio e falso.
De Luca comincia a parlare della sua idea di fare del lungomare di Salerno una seconda Barcellona, del mancato accordo con Bohigasperchè chiudeva la prospettiva del mare e della Costiera amalfitana” e del disegno – poi realizzato – di Bofill.

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Poi passa a spiegare la procedura di sdemanializzazione dell’area di Santa Teresa e gli incontri avuti con uno dei dirigenti romani dell’Agenzia del Demanio, l’ingegnere Paolo Maranca, che dice di ricordare “per la sua impostazione eccessivamente formale“, dal momento che il dirigente chiese il parere dell’Avvocatura generale dello Stato. De Luca, invece, aveva bisogno di affrettare i tempi. “L’esigenza di accelerare l’iter spiega – era dettata dal fatto che bisognava creare lavoro per la città di Salerno e dare una possibilità di sviluppo in un momento di grave crisi“.

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Dell’autorizzazione paesaggistica, annullata a dicembre dal Consiglio di Stato, invece, De Luca dice di non ricordare i dettagli “che spettano prettamente ai dirigenti dei vari uffici competenti e non al sindaco“. E quindi ribadisce di non poter rispondere, ma alle domande dei pubblici ministeri sul termine della Soprintendenza e sull’ex capo Giuseppe Zampino, i suoi ricordi sono deboli. De Luca dice di non ricordare neppure dove e quando ha conosciuto Zampino, salvo poi ricordarsi del progetto Urban Center di cui l’ex soprintendente era stato coordinatore.
Anche sulla procedura dell’asta pubblica, il sindaco non ricorda “se vi siano stati problemi“. Colpa del cambio dei proprietari dell’area dell’ex Jolly Hotel (passata da Chechile a Roversi e infine a Nicola Dattilo, l’uomo dai due codici fiscali) “che hanno complicato la procedura“. Quanto ai Rainone, invece, sostiene che il loro sia un “rapporto di semplice conoscenza“.

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E infine c’è la Cogefer di Cento, che in un primo momento si era aggiudicata i lavori del Crescent. Anche in questo caso la memoria del sindaco è labile.

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Così, dopo quasi due ore in procura, alle 17.15, l’interrogatorio finisce e il sindaco esce dal Palazzo di Giustizia.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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