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antonio amato
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Inchiesta piazza della Libertà: rifiuti dal pastificio Amato alla cava dell’Istituto per il sostentamento clero

Si sa che per il riempimento della pavimentazione di piazza della Libertà (poi crollata), la Esa costruzioni srl ha utilizzato materiali provenienti dalla demolizione del pastificio Amato di Mercatello. Si sa anche che i Noe e la procura di Salerno indagano su 19 persone per smaltimento illecito di rifiuti e che parte dei rifiuti sono gli stessi recuperati dal vecchio opificio. Quello che non si sa – o meglio, non si sapeva fino ad ora – è dove sono andati a finire le rocce e le terre prodotte dalle attività di scavo effettuate nel cantiere di piazza della Libertà e sui materiali di risulta del pastificio lasciato come un rudere alla periferia di Salerno. Ebbene lo ha scoperto il consulente della procura che ha messo sotto sequestro il Crescent, Luigi Boeri.

La maggior parte dei rifiuti della piazza crollata sono stati sversati nella discarica di Colle Barone a Montecorvino Pugliano, uno dei siti più inquinati della provincia di Salerno, mai bonificati e chiuso a distanza di anni dall’allarme dell’Anpa (Agenzia nazionale per la protezione ambientale), che aveva individuato tracce di ammoniaca, nitriti, nitrati, tricloroetilene e metalli pesanti (piombo e cromo) nei pozzi a valle della discarica. I terreni dove sorge la discarica di Colle Barone appartengono all’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero di Salerno. A Salerno il clero possiede anche discariche che, come nel caso di Colle Barone, nel corso degli anni, è stata affittata sempre ad imprenditori che svolgevano attività estrattive o che lavoravano nel ciclo dei rifiuti.

Dal 1982 la discarica fu gestita da Filippo Troisi, l’imprenditore del calcestruzzo (morto nel 2009) che fu coinvolto in una serie di vecende giudiziarie legate allo sversamento di rifiuti tossici. Dal dicembre 2009, invece, e fino all’agosto 2010, nella discarica di Colle Barone sono stati sversate 30mila metri cubi di rocce e terre provenienti dai lavori di piazza della Libertà. A gestire la discarica, però, non era più Troisi ma la Sarno costruzioni srl di Giuseppe Picentino, parente di Bruno Picentino, convivente dell’ex titolare della ditta e gestore a sua volta della cava che l’ex sottosegretario Guido Bertolaso utilizzò nel 2007 (in piena emergenza rifiuti) per rimpossessarsi della discarica di Parapoti.

Quando a febbraio 2011 il Genio Civile di Salerno ordinò la sospensione dei lavori nella cava abusiva, qualche giorno prima del decreto, negli uffici del Genio Civile stesso, si era presentato Alberto Picentino per mostrare il contratto di fitto stipulato con l’Istituto per il sostentamento del clero. Il contratto prevedeva che il sito fosse utilizzato come deposito di attrezzature e automezzi e per lavorare materiale inerte. Non per attività estrattiva. Come a dire: nella proprietà del clero si possono portare i rifiuti ma non distruggere le montagne.

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