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L'arcivescovo di Salerno Luigi Moretti

Le croci della Curia salernitana: un vescovo condannato, un prelato arrestato e un parroco quasi sospeso

Nel nome del Signore e del dio denaro. Le croci della Chiesa salernitana ultimamente sembrano avere ben poco di sacro e troppo di profano.

Lontana dall’inchiesta archiviata sul miliardo di Serino utilizzato per costruire il Seminario metropolitano di Pontecagnano Faiano, la Curia di Salerno si porta dentro tre ferite: un vescovo emerito condannato in primo grado per truffa aggravata, un alto prelato arrestato due volte per corruzione e riciclaggio e un parroco accusato di violenza sessuale aggravata.

Gerardo Pierro, che dopo il suo lungo episcopato adesso si gode il suo appartamento all’interno del Seminario con affaccio sulla statua che lo raffigura, forse un riscatto morale potrà averlo. Condannato in primo grado per aver autorizzato la ristrutturazione della vecchia colonia San Giuseppe con un finanziamento regionale di 2 milioni e mezzo, poi trasformata in albergo, l’ex arcivescovo, in appello potrebbe essere assolto da ogni accusa. Con lui, anche il fido don Comincio Lanzara e l’ex presidente del consiglio regionale della Campania, Giovanni Sullutrone.

Il procuratore generale di Salerno, Renato Martuscelli, ne ha chiesto l’assoluzione, non tenendo assolutamente fede alla mezza vittoria che il pm Roberto Penna aveva ottenuto in primo grado. Certo, se si considera che la prima udienza di secondo grado si è tenuta dopo tre anni dalla sentenza di condanna e alla vigilia di una imminente prescrizione, verrebbe da pensare che la giustizia terrena abbia ponderato bene il caso.

Ma, per un arcivescovo in odore di assoluzione, resta un monsignore che è stato in grado di scalare le vette più alte della carriera ecclesiastica salvo poi sprofondare in una storia di denaro evaso attraverso lo Ior e di amicizie particolari e anche pericolose.

Don Nunzio Scarano, il “monsignor 500” del jet set romano e degli uffici dell’Apsa, ha appena cominciato a portare la sua croce. E con lui, non solo la Curia salernitana, ma anche lo stesso Vaticano. Scarano, tenuto a domiciliari molto elastici da più di anno, è costretto a dividersi tra Roma e Salerno. Non più per portare in giro la sua opera pastorale, ma per professare la sua dichiarata innocenza ai giudici che lo dipingono come un uomo legato e ammaliato dal potere e dal denaro, da opere d’arte e da traffici strani.

In Tribunale a Salerno ha deciso di non mettere più piede perché si sarebbe sentito deriso e ingiuriato, di fronte ai giudici di Roma, invece, comparirà. Pizzicato da alcune intercettazioni ambientali in atteggiamenti e rapporti ambigui, sulla vita privata di Scarano tutti ne conoscono i particolari ma nessuno li rivela.

Chi è obbligato invece a fare i conti con la giustizia per via dei suoi comportamenti è un altro sacerdote salernitano, che di carriera – come Pierro e don Nunzio – non ne ha mai fatta. Si è accontentato di reggere la parrocchia del Sacro Cuore per anni. E lo ha fatto fino a quando un extracomunitario, che per un periodo è stato ai suoi servizi, lo ha denunciato per violenza sessuale.

Il prete si chiama don Antonio Danese e su di lui pende, per questo motivo, un procedimento di sospensione a divinis. A peggiorare la situazione si è messa anche una relazione del pm Roberto Penna in cui viene descritto lo stile di vita condotto da sacerdote in compagnia della presunta vittima.

Anni fa, molti anni fa, ci fu un altro sacerdote che fu condannato in via definitiva per molestie sessuali nei confronti di alcune studentesse. La Diocesi di Pierro non fece mai trapelare la notizia e oggi questo sacerdote riveste un ruolo ufficiale anche nella curia di Luigi Moretti.

Nel nome del Signore e del dio denaro. E in virtù di quel senso di impunità che troppo spesso si accompagna al potere.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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