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Antonio Anastasio
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Politica e camorra, arrestato Antonio Anastasio per aver tentato di far cadere il sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica

Stavolta Antonio Anastasio finisce in una storia fatta di politica e camorra, dove paradossalmente la vittima diventa il sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica, considerato l’uomo della P3 e del falso dossieraggio ai danni di Stefano Caldoro, nonché il ricattatore di Silvio Berlusconi.

Antonio Anastasio (già a processo per il crac Amato dove rischia una condanna di 6 anni) si sarebbe servito del boss Francesco Mogavero, legato al clan Pecoraro Renna, per intimidire un consigliere comunale di maggioranza e costringerlo a non votare il bilancio comunale, di modo da determinare così la fine dell’amministrazione Sica.

E’ una ricostruzione capillare quella fatta dai carabinieri di Battipaglia, con intercettazioni e appostamenti che proverebbero il ruolo di mandante di Anastasio e la sua smania di diventare sindaco di Pontecagnano. A qualunque costo.

Il consigliere comunale di maggioranza viene minacciato due volte da Mogavero qualche giorno prima del consiglio comunale. La prima volta, sotto casa sua, il presunto boss gli intima di contribuire a far cadere l’amministrazione Sica, che si regge su un solo consigliere di scarto: “Al prossimo consiglio comunale non devi andarci. E’ inutile che vai dai carabinieri perché siamo un esercito. So di dover essere arrestato ma dietro di me ce ne sono altri trecento“.

La seconda minaccia avviene il giorno successivo alla prima nel cantiere di proprietà del sostenitore di Sica: “Le dimissioni non bastano – incalza MogaveroTu devi passare all’opposizione oppure inventati un mal di pancia così non presenzi al consiglio. Noi portiamo un’altra persona come sindaco. Sica se ne deve andare a casa perchè ha fatto troppi guai“.

La persona che “portano come sindaco” è Antonio Anastasio che, proprio nei giorni delle minacce, ha continui contatti telefonici con il boss. “Ogni tanto ci sediamo a tavola pure noi, mangiamo pure noi“, parlano così tra di loro gli affiliati.

Arriva il giorno del consiglio comunale di Pontecagnano e i carabinieri partono con l’appostamento: i presunti boss girano in macchina fino alla sede in cui si riunirà l’assise. Scortano da lontano Sica e i suoi consiglieri di maggioranza, a loro volta scortati dai carabinieri in borghese.

Il consigliere comunale minacciato arriva in consiglio tra lo stupore dello stesso Anastasio e anche del capogruppo Pd Giuseppe Lanzara (non indagato). I contatti tra i due sono riportati nell’ordinanza del gip Indinnimeo: “Il Lanzara lamenta che l’Anastasio gli aveva fatto credere qualcosa e l’Anastasio gli risponde che anche lui ci aveva creduto ed anzi il Lanzara lamenta pure di esserci rimasto male. Anastasio conferma il disappunto spiegando di esserci rimasto più male lui“.

Infatti, a fine consiglio comunale Anastasio riceve un sms da Mogavero che scrive così: “si deve fare per forza il corso, ci sono troppi ingegneri (carabinieri; ndr) in giro“. Anastasio risponde con un secco ok.

Finisce così con un sms l’ambizione di Antonio Anastasio alla poltrona di sindaco. Eppure, l’ex esponente di Fdi stava lavorando da tempo per raggiungere l’obiettivo. Era passato da poco più di un anno nel centrosinistra, candidato nella civica “Davvero Centro” di Luigi Cobellis e Michele Ragosta alle scorse elezioni provinciali, diventando il primo dei noi eletti.

Da un anno collaborava anche con il parlamentare Pd (ex Sel) Michele Ragosta con uno stipendio annuo di 6.000 euro e l’impegno di viaggiare tra Salerno e Roma quasi tutte le settimane. Per il momento resta ai domiciliari a Pontecagnano.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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