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Cozzolino e De Luca (foto di julienews,it)
Cozzolino e De Luca (foto di julienews.it)

Primarie Pd: Cozzolino, De Luca e le inchieste sui brogli

E democrazia fu nelle primarie del Pd.

Dopo continui rinvii, dopo aver corteggiato i big del partito, dopo i no incassati e i documenti presentati e ritirati, il Pd finalmente si decide sulle primarie in Campania. E i due baluardi democrat – Andrea Cozzolino (bassoliniano doc) e Vincenzo De Luca (più battitore libero che altro) – possono gridare i loro slogan a voce alta.

La Campania cambia verso. Adesso“, scrive l’ex europarlamentare. “Mai più ultimi“, replica il sindaco decaduto di Salerno, Vincenzo De Luca, che – non accontentandosi di un solo motto – aggiunge: “Cambiare ora“.

In prima fila nel corteo virtuale aperto dall’hashtag #lasciatecivotare, la sfida è cominciata sotto l’egida della minaccia “attenti ai brogli” partita da Roma alla vigilia della competizione.

E se democrazia fu, che posto occupa la legalità nella carta dei princìpi del Nazareno? Certamente non quanto la storia. E, a parte la storia recente delle primarie in Liguria – dove, nonostante i brogli, Renzi ha convalidato le elezioni e la vittoria – in Campania la memoria deve fare uno sforzo maggiore prima di arrivare al 2013 e al caso tutto salernitano relativo alle primarie per l’elezione del candidato segretario Pd con l’ambizione di diventare premier.

Autunno 2011, Napoli si prepara ad eleggere il successore di Rosa Russo Iervolino e il Pd ha già fatto le sue primarie il 23 gennaio. Ma, quella che doveva essere una festa della democrazia si trasformò in una resa dei conti per il Pd, con l’annullamento delle elezioni, un partito commissariato (l’attuale ministro Andrea Orlando inviato da Roma) e un candidato – Mario Morcone – mandato al massacro con la consapevolezza di non poter arrivare neanche al ballottaggio.

Quelle primarie furono vinte da Andrea Cozzolino (16.358 voti), sempre recordman di voti in Campania, ma evidentemente non abbastanza per spegnere il fuoco amico che si era abbattuto all’interno del partito e che poi portò i suoi strascichi nei palazzi della giustizia. La Dda napoletana aprì un’inchiesta e, nella sede democratica di via Toledo, acquisì gli elenchi dei circa 44.000 votanti che avevano versato un euro per partecipare alle consultazioni. Le presunte irregolarità si sarebbero verificate nel quartiere ad alta densità malavitosa di Secondigliano, dove Cozzolino prevalse su Umberto Ranieri per 364 preferenze.

La resa dei conti nel Pd richiamava la faida camorristica di recente memoria con l’allora segretario provinciale democrat Nicola Tremante che denunciava la presenza tra gli elettori di consiglieri di centrodestra ed extracomunitari che avrebbero ricevuto 5 euro per ogni voto espresso a favore del bassoliniano. Il tutto mentre i Garanti provvedevano ad annullare le votazioni in tre seggi della periferia a nord di Napoli.

Inverno 2013, Salerno. Il Pd sta celebrando i congressi per scegliere i candidati alle primarie per l’elezione del nuovo segretario nazionale. Nella città amministrata dal sindaco Vincenzo De Luca (ex bersaniano folgorato improvvisamente dal ragazzo toscano), il primo cittadino di Firenze ottiene un risultato bulgaro.

Anche qui, una denuncia politica tutta interna al Pd fece accelerare il lavoro della Dda che, nel segreto delle indagini, già stava facendo le pulci ai democrat. In tempi non sospetti, l’Antimafia di Salerno, durante una perquisizione ad un imprenditore dell’Agro nocerino sarnese, era entrata in possesso di alcune tessere Pd 2012 firmate dall’allora segretario Pierluigi Bersani.

Lo scandalo giuridico fatto di tessere bianche, intestate a minorenni e persone decedute fece da eco alla corrente avversa ai renziani e a De Luca per denunciare persone sospette all’ingresso di alcuni seggi e minacce subite prima del voto.

Come a Napoli nel 2011, due anni dopo a Salerno, in Procura sfilarono i vertici del Pd per spiegare le modalità del tesseramento.

Ora, alla vigilia di nuove primarie, da Roma parte l’anatema. E parte perchè i destinatari sono gli stessi già ammoniti in passato. Parte perchè seppur adesso democrazia fu, la legalità è costretta comunque a fare i conti con la storia. E la storia democratica finora è stata adombrata dai brogli.

Quindi è indifferente “Cambiare verso” o “Cambiare ora“, forse il Pd prima o poi dovrà cambiare la storia.

 

 

 © Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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