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Inaugurazione cantiere di piazza della Libertà
Inaugurazione cantiere di piazza della Libertà

Processo Amato, Labonia: i rapporti con il Comune di Salerno li aveva Mario Del Mese. Ma lui smentisce

Qui c’è qualcuno che mente. Tribunale di Salerno, processo sul crac Amato, due testimoni d’eccezione: Simone Labonia e Mario Del Mese. Entrambi hanno patteggiato la pena, ma il secondo è coinvolto in altre due inchieste. Quella sulla presunta corruzione (con il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e suo figlio Piero) e quella sull’evasione e sulla bancarotta fraudolenta (se la sua società, la Ifil, sarà dichiarata fallita).

Simone Labonia

Simone Labonia

L’avvocato Labonia, il consulente del pastificio da un milione e 16 mila euro, sul progetto di Jean Nouvel e gli appartamenti residenziali che avrebbero dovuto prendere il posto del vecchio stabilimento, non ha dubbi. “Mario Del Mese curava l’iter amministrativo tramite la sua Ifil” dice, e aggiunge: “A Giuseppe Amato jr chiesi se fosse sicuro che l’iter si sarebbe concluso. Lui mi rispose che aveva già la bozza di convenzione con il Comune di Salerno, che gli era stata mandata da Mario Del Mese e che questi gli aveva assicurato che i tempi non sarebbero stati lunghi“.

 

Mario Del Mese

Mario Del Mese

Mario Del Mese, invece, esclude si aver seguito la procedura urbanistica. “Nel 2006 (lui era a Roma come consulente della commissione finanze presieduta da suo zio Paolo; ndr) – spiega – se ne sono interessati il cavaliere Amato, suo nipote e l’ingegnere Naddeo. Poi, nel 2010 mi fu chiesta una bozza di convenzione, scaricabile facilmente da internet, ma mancava il progetto definitivo, l’acquisto del 3% di un’area, una scarpata precisamente, e gli Amato non parteciparono mai all’asta pubblica bandita dal Comune di Salerno perchè non avevano la disponibilità“.

Simone Labonia aggiunge alla sua testimonianza che Peppino Amato jr era sicuro del buon andamento dell’iter amministrativo perchè Mario Del Meseaveva rapporti così intensi con il figlio del sindaco e gli uffici comunali che davano serenità sul procedimento“.

Il nipote dell’ex democristiano, di contro, in aula dice che a dargli rassicurazioni “sui pagamenti e l’acquisto della scarpata” furono Simone Labonia e la famiglia Amato. Poi arrivò l’ok di Mps per il finanziamento e i lavori partirono.

Paolo Del Mese

Paolo Del Mese

Il processo Amato non è fatto solo di contraddizioni, ma anche di domande che si aggiungono ad altre domande quasi scontate. E paradossalmente la questione la pone l’imputato per eccellenza: Paolo Del Mese. “Dove sono finiti i 150 milioni di buco che hanno causato il crac del pastificio? – chiede dopo aver preso la parola per rendere spontanee dichiarazioni -. La procura insiste nel definire tangenti il prestito di 800 mila euro che ho avuto dall’Amato spa, ma non è stato dimostrato. Io sono una vittima“.

E mentre Simone Labonia elenca con precisione il lavoro svolto per la spa fallita, Mario Del Mese non può rispondere alla domanda sui rapporti tra la sua società e la Esa costruzioni (che ha demolito il tetto del vecchio pastificio e ha lavorato anche nel cantiere di piazza della Libertà). Sulla Ifil è stato aperto un fascicolo e lui è indagato. La facoltà di non rispondere diventa un diritto.

Intanto nessuno ha ancora risposto ad un’altra domanda: dove sono finiti quei 150 milioni di euro che hanno cancellato la storia della pasta a Salerno e nel mondo?

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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