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Mario De Biase
Mario De Biase

Processo SeaPark, De Biase: “Ho portato io Calatrava a Salerno”

Al processo SeaPark, il sindaco decaduto Vincenzo De Luca, che aveva annunciato spontanee dichiarazioni per difendersi dalle accuse di associazione a delinquere e concussione, ha dato forfait.

In compenso si è presentato il sindaco rinnegato Mario De Biase come testimone assistito perchè imputato insieme a chi lo ha ripudiato.

Lontano dai riflettori politici salernitani, ma vicino alla nomenklatura napoletana che lo ha riconfermato commissario per la bonifica della Terra dei Fuochi, De Biase ha rivendicato il suo ruolo di ex sindaco di Salerno e la paternità di alcune opere.

Come la metropolitana, il progetto di Calatrava – “Calatrava l’ho portato io a Salerno, tanto per chiarire” ha detto – e il Palazzetto dello Sport.

Per quanto riguarda invece il parco marino mai realizzato ma che è costato centinaia di posti di lavoro ad altrettanti operai, Mario De Biase ha risposto così al pubblico ministero Vincenzo Montemurro.

Pm: Che ruolo ha avuto a Salerno?

De Biase: Dal novembre 1993 al maggio 2001 sono stato responsabile della segreteria del sindaco De Luca. Poi sono stato eletto sindaco.

Pm: Ha partecipato ad incontri al Ministero per la vicenda Ideal Standard?

De Biase: Si, ma solo come auditore, nel senso che non firmavo nulla.

Pm: Come nasce la vicenda Ideal Standard al Comune di Salerno?

De Biase: Una mattina si sono presentati i rappresentanti della società annunciando la loro intenzione di chiudere due dei quattro stabilimenti che hanno in Italia, di cui uno a Salerno. De Luca li ha incontrati.

Pm: Ci sono state iniziative formali da parte del Comune?

De Biase: Il sindaco fece telefonate, relazioni e lettere per scongiurarne la chiusura. Da qui poi sono seguiti i vari incontri al Ministero. Ma l’Ideal Standard non ha receduto dalla sua decisione.

Pm: Il Comune o il Ministero hanno proposto idee alternative alla chiusura?

De Biase: Nessuno dei due. Fu Ideal Standard a fare una proposta di investimento. Dissero: “Noi chiudiamo, ma a Salerno abbiamo un’area importante e centinaia di dipendenti. Possiamo dare in dotazione l’area per un’ipotesi alternativa che salvi anche gli operai”. E qui si apre una fase molto delicata su cui la Procura ha fatto confusione, in quanto ha mischiato la vicenda Ideal Standard con il Piano regolatore generale solo perchè, in quel periodo il Comune di Salerno discuteva la pianificazione urbanistica della città.

Pm: Chi nomina per la prima volta la parola SeaPark?

De Biase: Non ricordo, ma certamente non lo fa il Comune.

Pm: Le risulta che le fu fatto il nome dell’imprenditore Benetti?

De Biase: No

Pm: Il Comune di Salerno incontra Benetti e che idea si fa?

De Biase: Che idea mi faccio io, vuole dire? Mi sembra sempre più coinvolgente e non posso dire la stessa cosa di altri soggetti istituzionali che ho incontrato.

Pm: Il Comune di Salerno svolge un’indagine di mercato sulla capacità imprenditoriale di Benetti e della sua società?

De Biase: Il Comune non fa indagini, ma istruisce gli atti e così è stato fatto.

Pm: Quando l’idea si fa concreta, si arriva al momento in cui bisogna organizzarsi. Che tipi di problemi nascono?

De Biase: I problemi furono due. Il primo riguardava la procedura con cui il Comune avrebbe dovuto acquistare l’area da Ideal Standard e poi cederla a SeaPark. Verificammo se si poteva fare, ma gli esiti furono negativi perchè il Comune non poteva cedere senza un bando pubblico. Il secondo problema riguardava la destinazione d’uso di quell’area che era di tipo industriale, quindi l’investimento non si poteva fare.

Pm: Il Comune allora esce fuori dalle contrattazioni?

De Biase: No, perchè avevamo sempre la pressione della questione occupazionale. Così pensammo di destinare quell’area a produzione di supporto del parco marino, di modo da rispettare il vincolo urbanistico.

Pm: Resta il problema di come far acquistare l’area a SeaPark.

De Biase: Nel 2001 il Prg è in piena fase di discussione. Si conviene che l’area da Mercatello alla Lungoirno debba diventare il volto della nuova Salerno. Quando Bohigas disegna il piano urbanistico non individua le singole particelle ma un’area intera dove realizzare insediamenti sportivi e turistici. Si pensa così al porto turistico, al PalaSalerno e anche al parco marino.

Pm: La vicenda Ideal Standard ha quindi influenzato un po’ il piano regolatore?

De Biase: No. Il Comune rispose alla logica della pianificazione urbanistica e non dei singoli. Io vorrei chiarire che, quando ero sindaco, avevo il merito di lavorare tutto il giorno. Ho lavorato sul Palazzetto dello Sport, sulla metropolitana che poi è stata aperta e sul porto di Calatrava. Tanto per chiarire, Calatrava a Salerno l’ho portato io. Da sindaco ho avuto anche il pregio di lavorare con una squadra di cui mi fidavo. E mi fidavo di Fausto Martino (ex assessore all’urbanistica; ndr) per la parte della pianificazione e di Franco Mari per le questioni legate al lavoro.

E così, tra uno sfogo e qualche rivendicazione, Mario De Biase lascia l’aula di Tribunale ed esce per le strade di una città dove la metro funziona a metà, il Palazzetto dello Sport è un ritrovo di ruderi e rifiuti e il porto turistico è gestito da un privato.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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