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Regionali Campania: ecco l’esercito degli indagati

Cavalieri senza macchia e senza peccato.

L’esercito dei candidati indagati e condannati è in marcia nel centrosinistra così come nel centrodestra.

A guidare gli inopportuni della sinistra progressista (sbiadita da centristi ed ex cosentiniani) c’è il sindaco decaduto di Salerno e condannato in primo grado per abuso d’ufficio Vincenzo De Luca, che, per volere dei democrat, ha rinunciato a Franco Alfieri, primo cittadino di Agropoli a giudizio per corruzione.

In compenso, però, nelle liste del Pd hanno resistito i consiglieri uscenti coinvolti in Rimborsopoli: Mario Casillo, Angela Cortese, Nicola Marrazzo e Anna Petrone.

Mario Casillo

Mario Casillo

I restanti Sergio Nappi, Massimo Ianniciello, Pietro Diodato, Ugo De Flaviis, Gennaro Salvatore e Pietro Foglia sono sparsi nelle liste di appoggio a Stefano Caldoro.

Nappi, tra l’altro, fu indagato anche dalla procura di Avellino con l’accusa di attentato contro i diritti politici del cittadino perchè da sindaco di Monteforte Irpino cacciò tre assessori dalla giunta.

Ma nel Pd di De Luca sembrano esserci altre due defaillance: l’ex sindaco di Fisciano, Tommaso Amabile, coinvolto in una inchiesta su una presunta violazione delle norme antiriciclaggio e su conti gonfiati alla Banca di Credito Cooperativo di Fisciano, e l’assessore al bilancio del Comune di Salerno, Franco Picarone, trascinato dall’ex sindaco nel processo sul Crescent (abuso d’ufficio) e nell’inchiesta sulla variante da 8 milioni per piazza della Libertà (falso in atto pubblico).

Tommaso Amabile

Tommaso Amabile

Per le decisioni del candidato governatore da amministratore di Salerno, ne hanno fatto le spese anche altri componenti della giunta salernitana: Enzo Maraio, Luca Cascone e Gerardo Calabrese, ricompensati con un posto rispettivamente nel Psi, nella lista De Luca Presidente e nei Verdi.

Nel Psi, circoscrizione di Napoli, torna a farsi vedere anche l’ex assessore di Bassolino, Corrado Gabriele, condannato a 4 anni in primo grado per presunte violenze sessuali nei confronti delle figlie della sua ex compagna.

Ma ai fedelissimi, si sa, non si rifiuta un posto in prima fila.

Lo sa bene Nello Fiore (all’anagrafe Aniello), presidente dell’Asis (partecipata del Comune di Salerno), a processo per abuso d’ufficio nel caso Crescent e già capolista di Campania Libera cinque anni fa: la civica messa sotto inchiesta dalla procura di Salerno per la gestione dei rimborsi elettorali e che adesso rispunta a sostegno di De Luca.

E ne sa qualcosa anche Dario Barbirotti, ex consigliere comunale e regionale, nonchè ex presidente del Consorzio rifiuti Sa2 imbrigliato in una indagine per truffa su straordinari, uso di telepass e consumi di carburanti ad opera dei dipendenti.

Ma nella lista incriminata a Salerno ci sono anche Tommaso Barbato (ex senatore mastelliano indagato per voto di scambio), Gaetano Colella (ex consigliere provinciale di Napoli con il Psdi, a giudizio per abuso edilizio), Anna Maria Rufino (assessore dimissionaria di Casapesenna, sciolto per infiltrazioni camorristiche) e Vincenzo Santangelo (non indagato, ma tirato in ballo da alcuni pentiti del clan Belforte di Marcianise che ha poi denunciato).

L’ultima lista a sostegno di De Luca è Campania in rete. Nella rete della politica e della giustizia sono stati inseriti Attilio Malafronte, consigliere comunale di opposizione a Pompei, finito ai domiciliari 4 mesi fa per presente compravendite di sepolture al cimitero, Rosalia Santoro Turco (moglie di Nicola, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa), Luigi Soraniello, coinvolto in una storia di manifesti affissi e pagati il doppio di quanto costassero, Cosimo Silvestro, capogruppo Idv prima di autosospendersi quando fu divulgata la notizia che la sua auto blu e il suo badge venisse utilizzati da un imprenditore che si accompagnava a personaggi in odore di camorra.

Attilio Malafronte

Attilio Malafronte

E, infine, c’è Biagio Iacolare, candidato Udc dell’asse De Mita-De Luca, che però vince su tutti e vanta una recente sentenza di assoluzione della Cassazione. L’ex vicepresidente del consiglio regionale era stato accusato di aver contribuito, come amministratore della società Edil San Rocco srl, alla realizzazione di “un disegno criminoso teso a favorire il clan Polverino”.

Svoltando a destra, c’è il mistero sul coinvolgimento o meno di Stefano Caldoro nell’inchiesta della Dda di Napoli sul trasporto pubblico casertano. Il governatore uscente ha sempre smentito, ma sulla situazione giudiziari di alcuni suoi candidati non ci sono dubbi.

In Forza Italia compaiono Sandra Lonardo Mastella, imputata per presunte assunzioni sponsorizzate nella sanità beneventana e nell’Arpac, e Antonio Agostino Ambrosio. Quest’ultimo, due volte sindaco di San Giuseppe Vesuviano (comune altrettante volte sciolto per infiltrazioni camorristiche) è stato dichiarato incandidabile dal Tribunale di Nola.

Sandra Lonardo

Sandra Lonardo

Fratelli d’Italia, invece, imbarca anche qualche condannato. Come l’ex consigliere napoletano Marco Nonno (8 anni in primo grado per le proteste contro la discarica di Pianura) e Alberico Gambino (due anni per aver favorito l’assunzione di una persona in un centro commerciale e in attesa della pronuncia della Cassazione sul caso di peculato derivato dall’utilizzo di carte di credito del Comune di Pagani quando era sindaco).

Marco Nonno

Marco Nonno

Ancora in Fdi, compare l’ex sindaco di Sant’Egidio Montalbino nonchè già assessore provinciale di Salerno, Nunzio Carpentieri, citato da un pentito (durante il processo Gambino) per presunti legami con il clan Greco-Sorrentino.

Nella civica Noi Sud, ecco apparire il figlio di Claudio D’Isa, magistrato della Cassazione componente del collegio che condannò Silvio Berlusconi. Il suo nome è Dario e compare in una inchiesta su usura della procura di Torre Annunziata che indaga su una vicenda di prestiti a strozzo in una cerchia di persone fatta di salumieri, pizzaioli e facchini.

Dulcis in fundo, si salva in extremis la lista Caldoro Presidente perchè Giovanni Baldi fu messo ai domiciliari con l’accusa di corruzione (in una storia legata a falsi invalidi) e poi fu prosciolto. Mentre Giovanni Fortunato, quando era sindaco di Policastro, fu indagato per un bando sulla gestione di 160 posti di ormeggio nel porto di Policastro.

Giovanni Fortunato

Giovanni Fortunato

Indagati e non, condannati in attesa di giudizio definitivo, l’esercito della politica ormai è in marcia e solo il verdetto delle urne potrà fermarlo.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

 

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