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Il giudice Mario Pagano
Il giudice Mario Pagano

Salerno, cause “aggiustate” in cambio di Rolex e ristrutturazioni edili: indagato il giudice Mario Pagano

Ci ha pensato un Rolex a “macchiare” la carriera del giudice Mario Pagano, per anni a Salerno – passando dalla sezione civile alla commissione tributaria – prima di approdare alla presidenza di una sezione del Tribunale di Potenza. Alla Lupi maniera.

Il magistrato è accusato di far parte di un “comitato di affari” che aggiustava cause in corso in cambio di favori personali. Favori che sarebbero consistiti anche in lavori di ristrutturazione della casa del giudice Mario Pagano, dove ha sede anche l’associazione che presiede.

Partiamo dal “comitato d’affari“, formato da un giudice di pace del Tribunale di Nocera Inferiore, Davide Palladino, dal got di Salerno Augusta Villani, di cancellieri – tra cui suo cognato Nicola Montone (all’ufficio recupero crediti del Tribunale di Salerno) e Michele Livrieri (addetto alla cancelleria Ruolo Affari Civili) – di avvocati tributaristi come Gerarda e Michele Torino, Giovanni Pagano e Roberto Lambiase, di legali rappresentanti di imprese edili come Giacomo Sessa, e di colui che è stato definito un “factotum” del giudice, Renato Coppola (dipendente della Provincia di Salerno).

Undici indagati in totale con accuse che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione in atti giudiziari, al millantato credito, traffico di influenze illecite e rivelazione del segreto istruttorio.

E’ dal Rolex che nasce l’inchiesta a carico del giudice Mario Pagano, trasferita poi alla Procura di Napoli. A Nocera Inferiore si sta indagando su Roberto Lambiase, procuratore speciale della società Compost Campania, chiamata in una causa di fallimento dalla curatela di un’altra società: la So.Ri.Eco srl.

Intercettato al telefono, Lambiase racconta al suo interlocutore di aver corrotto il giudice Mario Paganoconsegnandogli un orologio Rolex” per ottenere lo spostamento di una udienza in cui è coinvolta la Compost Campania. Udienza che, il pm di Nocera Inferiore accerterà essere stata rinviata dopo che Pagano avrebbe rigettato l’istanza di anticipazione della discussione della causa avanzata dalla curatela fallimentare dell’altra società.

Appena spunta il nome di Pagano, da Nocera gli atti vengono trasferiti alla Procura di Napoli, dove ad indagare sono i due sostituti Ida Frongillo e Celestina Carrano.

A Napoli si scoprono i presunti legami con gli avvocati, i tributaristi e gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta. Ed emerge la complicità di cancellieri e funzionari del Tribunale di Salerno e la “copertura” del factotum Renato Coppola.

E’ a questo punto che si mettono in collegamento le cause tributarie e le presunte influenze esercitate da Pagano nei confronti di colleghi del distretto di Corte d’Appello di Salerno per chiudere le questioni giudiziarie.

Un ruolo decisivo lo svolge la società Sa.Car. Forno, imbrigliata in varie cause civili e, nello stesso tempo, esecutrice di alcuni lavori nelle abitazioni e negli uffici del giudice Mario Pagano, del factotum Coppola, dei cancellieri Livrieri e Montone, degli avvocati Torino, del got Villani e di Giacomo Sessa.

Si scopre anche che i fratelli Torino sono membri dell’associazione Rosa Liberti, di cui il giudice Mario Pagano è presidente e che questi, in una causa giudiziaria, avrebbero ottenuto la compensazione delle spese.

Il tutto sarebbe stato possibile grazie alla manomissione del sistema informatico del Tribunale di Salerno che gestisce l’assegnazione delle cause ai diversi giudici.

Questa è l’inchiesta napoletana che coinvolge il giudice Mario Pagano. Quella salernitana, da cui trae origine il terremoto giudiziario, continua alla ricerca di nuovi presunti legami.

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

 

 

 

 

 

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