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Antono Procida e Angelo Rinaldi
Antonio Procida e Angelo Rinaldi

Omicidio Salerno: la cena con Lello Ciccone e il giallo di un “altro” candidato

Primo maggio. Festa dei lavoratori. Tre uomini al ristorante parlano di affari. Due di loro moriranno quattro giorni dopo nell’omicidio di Salerno. Il terzo dirà di averli conosciuti nel suo ufficio dove i due si sarebbero recati per chiedere lavoro.

I morti sono Antonio Procida e Angelo Rinaldi, uccisi a Fratte il 5 maggio scorso da chi la Dda di Salerno ritiene essere i loro assassini: Matteo Vaccaro, Guido Vaccaro e Roberto Esposito.

Matteo Vaccaro, Guido Vaccaro e Roberto Esposito

Matteo Vaccaro, Guido Vaccaro e Roberto Esposito

Il terzo è l’avvocato Lello Romano Ciccone, candidato alle regionali con Forza Italia, ascoltato dall’Antimafia perchè nel bar di Procida furono trovati i suoi manifesti elettorali.

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Il primo maggio vittime e politico mangiavano insieme. L’affissione dei manifesti sarebbe stato l’inizio di una nuova opportunità lavorativa. “Lui (Procida) diceva che la voleva fare per bene (presumibilmente fare bene la campagna elettorale) perchè questo (presumibilmente l’avvocato Ciccone) gli aveva promesso dei posti di lavoro, gli aveva promesso un’associazione, il fatto dei pacchi che già glielo stava dando, cioè lui (Procida) voleva fare una cosa per costruirsi…un altro aggancio di futuro…come ti devo dire…facendo l’associazione, costruisco un bar sul campetto…voleva fare altre cose…doveva fare soldi“.

A rivelarlo è una persona, che – su questo blog – resterà nell’anonimato, perchè anche nelle storie di camorra ci sono vite di innocenti da tutelare. Quello che manca – anche agli inquirenti – è capire quanto il racket dei manifesti pesi nei codici di comportamento della malavita che vietano qualsiasi affronto ai boss. Perciò bisogna ricostruire quei pochi giorni che hanno preceduto il duplice omicidio di Salerno.

E’ il 2 maggio quando Antonio Procida invia un messaggio audio ad Angelo Rinaldi in cui dice: “Angioletto, questo viene, poi vediamo come vuole parlare, così parleremo noi, altrimenti chi se ne frega, prendiamo solo la campagna di quell’altro e mandiamo a quel paese tutti quanti e non prendiamo impegni con nessuno“.

Che il discorso verta sull’affissione dei manifesti elettorali è chiaro. Ciò che non si capisce è chi sia “quell’altro” a cui si riferiscono le due vittime. Se non è Ciccone, con cui avrebbero mangiato insieme il giorno precedente, chi è l’altro? E se l’altro, invece, fosse Lello Ciccone, ci sarebbe comunque una seconda persona per cui lavorare. Un secondo candidato, che gli inquirenti però non hanno ancora identificato.

Di certo “l’altro” non è Matteo Marigliano, fratello del boss Ciro Marigliano e dipendente della municipalizzata Salerno Sistemi, che gli investigatori dicono aver “diretti interessi nelle attività lucrose della campagna elettorale”, tanto da ascoltarlo il giorno successivo all’omicidio.

Forse Marigliano avrebbe fatto parte di una delle quattro squadre che Procida e Rinaldi avevano messo su per l’affissione dei manifesti elettorali. Ciò che è strano – ma è ancora tutto da valutare – è che anche Matteo Vaccaro sarebbe stato parte organica di una di quelle squadre.

E si arriva così al 5 maggio. E’ mattina. Procida litiga con Matteo Vaccaro all’interno del bar che gestisce a Fratte. Procida rimedierebbe un pugno a cui risponderebbe con una frase offensiva: “Tu tieni 60 anni. Se ti do un schiaffo, tu finisci a terra“.

Qualche ora dopo, nel pomeriggio, dopo cambi di abiti, di auto e moto, ripresi da varie telecamere della zona, Matteo e Guido Vaccaro insieme a Roberto Esposito sarebbero stati visti scappare dal luogo dell’omicidio.

Prima di finire ammazzati, alle 12.30 circa, e dopo la lite con Vaccaro, Rinaldi contatta sul cellulare Ciro Marigliano per prendere un appuntamento al mercato di Torrione. Ciro, sentito dagli inquirenti qualche settimana dopo l’assassinio, racconterà di aver parlato con le due vittime di una fornitura di materiale di plastica da fare ad un amico e di aver saputo da entrambi che qualcuno li stesse cercando. Tanto che agli ultimi due messaggi di Ciro inviati a Rinaldi non seguirà alcuna risposta: sono le 16.46 e i due sono già cadaveri.

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Questo è quello che finora gli inquirenti sono riusciti a ricostruire di quel pomeriggio di fuoco a Fratte e dei giorni che lo hanno preceduto. Restano tanti interrogativi ancora.

Chi ha sparato a Procida e Rinaldi, visto che Esposito è risultato negativo allo stub e i due Vaccaro solo compatibili? Qual è il movente? L’affissione dei manifesti elettorali o l’oltraggio al boss? Chi è “l’altro” per cui le vittime avrebbero dovuto lavorare in campagna elettorale?

E mentre gli investigatori cercano di sciogliere i nodi di una inchiesta che sembra avere molte sfaccettature, le strade di Salerno sono sommerse di manifesti.

Si vota tra due giorni. I morti sono solo un ricordo. Purtroppo.

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati