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L'ordinanza sul sequestro del Crescent
L'ordinanza sul sequestro del Crescent

Sequestro Crescent, il Riesame conferma lo stop

Sequestro Crescent confermato.

Ma se il provvedimento del Riesame di Salerno fosse stato emesso da un tribunale giudicante, dei cinque capi di imputazione ne resterebbe in piedi solo uno: l’abuso d’ufficio legato al “sottocosto” degli oneri di urbanizzazione pagati dalla società dei fratelli Rainone.

Tutti gli altri finirebbero nel dimenticatoio, lottizzazione abusiva compresa.

E’ un’ordinanza quella del Tribunale delle Libertà, che ha confermato il sequestro Crescent, in bilico tra una mezza vittoria e una mezza sconfotta per entrambe le parti in causa: Procura da un lato (a cui si è adeguata la seconda sezione penale del Tribunale di Salerno con il primo rigetto della richiesta di dissequestro) e Comune di Salerno e Crescent srl dall’altro.

Il punto che sancisce con chiarezza è questo: i privati hanno pagato meno di quanto avrebbero dovuto fare per gli oneri di urbanizzazione, in contrasto con il Puc e facendo ricadere sui cittadini salernitani i costi aggiuntivi.

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E tutto ciò con la premessa che anche i recenti permessi di costruire, rilasciati nel 2015, dopo le prescrizioni di revisione del procedimento sull’autorizzazione paesaggistica imposti dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato, sono illegittimi e illeciti, perchè non si sono adeguati al Puc e avrebbero determinato un “vantaggio patrimoniale alla Crescent srl“.

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Ma anche con l’accertamento di una sorta di inerzia del Comune di Salerno, accusata di non aver proceduto ad “effettuare il calcolo degli oneri di urbanizzazione secondo le prescrizioni del Puc” e di averlo omesso “senza alcuna motivazione“.

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Volendo tradurre il tutto in parole comuni, si può dire che gli oneri di urbanizzazione sottopagati dalla Crescent srl riguardano anche la parte di piazza della Libertà che, dopo il progetto ampliato da Bofill, avrebbe determinato un aumento dei costi che, in realtà, non si è mai concretizzato.

Con il risultato che dell’importo 40 milioni (più altri 8 deliberati in una variante oggetto di un’inchiesta per concussione, peculato e falso e che si sono misteriosamente volatilizzati) speso finora per la piazza crollata, i Rainone non hanno contribuito per niente.

I costruttori si sono comunque già impegnati, nella memoria difensiva, a chiedere una fideiussione per pagare quanto dovuto, nella speranza di un ipotetico dissequestro.

Veniamo ora all’altra metà dell’ordinanza del Riesame, quella che stravolge la tesi della Procura e della seconda sezione penale, andando incontro agli imprenditori e, indirettamente, anche al Comune di Salerno, nonostante poi conferma il sequestro Crescent.

E’ qui che compare la parola tanto temuta della “demolizione“.

Il Riesame non condivide l’orientamento del Tribunale sul ripristino dello stato dei luoghi e sulla demolizione “in caso di condanna del Rainone“.

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Spiega il perchè rifacendosi alla sentenza del Consiglio di Stato del 26 marzo 2014 che “ha risolto negativamente la questione, escludendo che nel caso del Crescent operi il divieto di sanatoria“.

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E arriva a considerare un “paradosso” l’emissione di sanzioni amministrative, come la demolizione, da parte del giudice penale, il quale “deve adeguarsi anche nel caso in cui non la condivida“.

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Ma tanto basterebbe, per il Riesame, ad annullare anche la parte dell’ordinanza della seconda sezione penale che giustifica il sequestro Crescent anche sulla presunta lottizzazione abusiva.

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Il risultato finale dunque si conoscerà all’esito del processo a carico dell’ex sindaco-neo governatore Vincenzo De Luca e di una sfilza di assessori, dirigenti comunali e funzionari della Soprintendenza.

Una domanda però è lecita. Ma se i privati dovevano contribuire a pagare la piazza (opera pubblica) – come stabilisce il Puc – perchè sono stati fatti due bandi diversi, uno per il Crescent e l’altro per la piazza?

Non sarebbe stato più semplice farne uno solo, facendo risparmiare soldi pubblici e processi penali?

 

© Angela Cappetta Tutti i diritti riservati

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